lunedì 14 luglio 2014

Un sampdoriano Campione del Mondo!


La Germania ha vinto la Coppa del Mondo e tra i 23 della rosa di Joachim Löw, c'era il "nostro" Shkodran Mustafi. È il secondo blucerchiato a vincere un Mondiale (l'altro è stato il francese Alain Boghossian nel 1998). Complimenti, Shkodran. Anche nelle file dell'Argentina c'era un giocatore di proprietà della Sampdoria, ma nella scorsa stagione era in prestito al Monaco: si tratta di Sergio Romero, uno dei migliori portieri visti in Brasile. Avere due giocatori in finale (Juve e Milan ne avevano zero!) è sicuramente un vanto per il club.

sabato 17 maggio 2014

38ª giornata / UDINESE-SAMPDORIA 3-3

 
 
 
 
Udine (stadio Friuli), 18 maggio 2014   
UDINESE-SAMPDORIA 3-3
10' pt Okaka, 27' pt Di Natale, 32' pt Di Natale; 8' st Eder, 10' st Soriano, 43' st Di Natale.

UDINESE (4-3-1-2): Brkic; Widmer, Bubnjic (33' st Nico Lopez), Domizzi, Gabriel Silva (18' pt Naldo); Pinzi, Allan (20' st Badu), Lazzari; Pereyra; Fernandes, Di Natale. In panchina: Kelava, Benussi, Mlinar, Beleck, Jadson, Corrado, Zielinski. Allenatore: Guidolin.
SAMPDORIA (4-2-3-1): Fiorillo; De Silvestri, Mustafi, Gastaldello, Regini; Palombo (1' s.t. Renan), Krsticic; Gabbiadini (37' s.t. Wszolek), Soriano, Eder (21' s.t. Sansone); Okaka. In panchina: Da Costa, Costa, Salamon, Maxi Lopez, Rodriguez, Bjarnason, Lombardo, Fornasier, Sestu. Allenatore: Mihajlovic.

ARBITRO: Saia di Palermo.

NOTE: ammoniti Mustafi, Eder, Pinzi, Domizzi e Nico Lopez; recupero: 2' pt, 3' st.

DIVISE: Udinese in maglia nera, pantaloncini neri, calzettoni neri; Sampdoria in maglia blu, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi.

I risultati:
sabato 17 maggio, ore 20.45: Udinese-Sampdoria 3-3; domenica 18 maggio, ore 15: Catania-Atalanta 2-1, Genoa-Roma 1-0, Juventus-Cagliari 3-0; ore 20.45: Chievo-Inter 2-1, Fiorentina-Torino 2-2, Milan-Sassuolo 2-1, Napoli-Verona 5-1, Parma-Livorno 2-0.

La classifica:
Juventus 102; Roma 85; Napoli 78; Fiorentina 65; Inter 60; Parma 58; Torino e Milan 57; Lazio 56; Verona 54; Atalanta 50; Sampdoria 45; Genoa e Udinese 44; Cagliari 39; Chievo 36; Sassuolo 34; Catania 32; Bologna 29; Livorno 25.

Juventus matematicamente Campione d'Italia; Juventus e Roma qualificate ai gironi di Champions League; Napoli qualificato ai preliminari di Champions League; Fiorentina, Inter e Parma qualificate in Europa League; Bologna, Catania e Livorno matematicamente retrocesse in Serie B. 
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IL COMMENTO. Il campionato più brutto degli ultimi anni (non per la Samp, ma in generale) va in archivio. La squadra di Mihajlovic lo chiude con un pareggio che permette di non farsi scavalcare dalla stessa Udinese e soprattutto dai rivali cittadini del Genoa. La Sampdoria chiude dodicesima, leggermente meglio del quattordicesimo posto dello scorso anno, ma a differenza della passata stagione, non mettiamo in cascina nemmeno una vittoria contro una grande e chiudiamo con la terza peggior difesa del campionato. Una stagione da sei, sei e mezzo, partita male con Delio Rossi e finita meglio con Sinisa Mihajlovic, salvo l'appannamento finale, quando la salvezza era ormai raggiunta. In questo, il cammino del serbo è stato molto simile a quello di Rossi, subentrato a Ferrara, nel 2012-13: boom iniziale del nuovo tecnico, salvezza raggiunta in anticipo e calo finale.
A Udine, l'uomo del match è Di Natale, forse all'addio al calcio (l'attaccante campano non ha ancora sciolto i dubbi): la sua tripletta (aiutato da una difesa doriana inguardabile nel primo gol e da un folle lancio millimetrico di... Wszolek, nel 3-3) potrebbe essere il degno saluto alla platea che lo amato in questi anni. Nella Sampdoria, invece, sugli scudi c'è Eder: dodici reti e otto assist in questo campionato. L'uomo che è stato più di tutti al centro delle nostre azioni da gol. Non sappiamo ancora se l'anno prossimo avremo Gabbiadini, ma sarà importante ripartire dal brasiliano, mai come in questa stagione, così decisivo.

Nelle foto, tratte dal sito de Il Secolo XIX, la splendida punizione di Di Natale per il 2-1 friulano; la gioia di Eder e Soriano dopo il 2-3; Regini prova a fermare Pinzi; Okaka, autore dello 0-1, atterrato dagli avversari; il 3-3 di Di Natale, forse all'ultima partita della sua carriera.

domenica 11 maggio 2014

37ª giornata / SAMPDORIA-NAPOLI 2-5


 
 
 
 
 

Genova (stadio Luigi Ferraris), 11 maggio 2014   
SAMPDORIA-NAPOLI 2-5
9' pt D. Zapata, 27' pt Insigne, 30' pt Eder, 32' pt Callejon; 2' st Hamsik, 16' st aut. Mustafi, 43' st Wszolek.

SAMPDORIA (4-2-3-1): Fiorillo; De Silvestri, Mustafi, Gastaldello, Regini; Palombo, Krsticic (13' st Renan); Gabbiadini (19' st Sansone), Soriano, Eder; Maxi Lopez (35' st Wszolek). In panchina: Da Costa, Falcone, Costa, Salamon, Rodriguez, Bjarnason, Lombardo, Fornasier, Sestu. Allenatore: Mihajlovic.
NAPOLI (4-2-3-1): Reina (34' st Doblas); Maggio, Fernandez, Mesto, Réveillère; Jorginho, Inler; Callejon (27' st Zuñiga), Hamsik (20' st Mertens), Insigne; D. Zapata. In panchina: Colombo, Henrique, Pandev, Radosevic, Ghoulam, Lasicki, Romano. Allenatore: Benitez.

ARBITRO: Chiffi di Padova.

NOTE: ammonito Mustafi; recupero: 0' pt, 3' st.

DIVISE: Sampdoria in maglia blu, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi; Napoli in maglia verde con macchie gialle e azzurre, pantaloncini gialli, calzettoni gialli.

I risultati:
sabato 10 maggio, ore 18: Verona-Udinese 2-2; ore 20.45: Inter-Lazio 4-1; domenica 11 maggio, ore 12.30: Atalanta-Milan 2-1; ore 15: Bologna-Catania 1-2, Cagliari-Chievo 0-1, Livorno-Fiorentina 0-1, Sassuolo-Genoa 4-2 (giocata a Reggio Emilia), Sampdoria-Napoli 2-5, Torino-Parma 1-1; ore 17.45: Roma-Juventus 0-1.

La classifica:
Juventus 99; Roma 85; Napoli 75; Fiorentina 64; Inter 60; Torino 56; Parma 55; Milan e Verona 54; Lazio 53; Atalanta 50; Sampdoria 44; Udinese 43; Genoa 41; Cagliari 39; Sassuolo 34; Chievo 33; Bologna e Catania 29; Livorno 25.

Juventus matematicamente Campione d'Italia. Bologna, Catania e Livorno matematicamente retrocesse in Serie B. 
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IL COMMENTO. Come era avvenuto l'anno scorso, la Samp ha staccato completamente la spina a salvezza acquisita e nel finale di stagione ha praticamente smesso di giocare. Ma almeno all'ultima partita casalinga, qualcosa in più si poteva dare. E invece il Napoli di Rafa Benitez sale a Genova a fare una felice scampagnata, anche perché non trova nessuno capace di opporsi ai suoi giocatori. I partenopei confezionano cinque gol, con cinque firme diverse: Zapata, Insigne, Callejon, Hamsik e addirittura autorete di Mustafi. Il tedesco, che è stato convocato nella lista da 30 giocatori per il Mondiale, non ha certo aumentato le chance, già scarse, di finire nella lista finale dei 23 uomini che partiranno per il Brasile. Peccato, perché probabilmente sarebbe stato l'unico blucerchiato ai Mondiali. La bocciatura è comunque per tutta la squadra. Fermi tutti in occasione del gol di Zapata per lo 0-1, gravi errori di Fiorillo sul gol da fuori di Insigne e soprattutto sulla punizione di Callejon, Gastaldello bruciato da Zapata in occasione del quarto gol, segnato da Hamsik (che ovviamente non segnava da una vita...), e gol autoconfezionato in occasione dell'1-5. Il tutto nella domenica in cui si sarebbe dovuto omaggiare Boskov, visto che eravamo alla prima a Marassi dopo la scomparsa del nostro ex allenatore, e che negli spalti, una delle poche note liete di giornata, c'erano la signora Jelena e la figlia Aleksandra. Insomma, un Napoli in passerella (Benitez cambia pure il portiere a gara in corso) umilia una Sampdoria davvero troppo molle, che ha avuto i due gol tra rari guizzi di giornata. Molto bello quello di Eder, con una conclusione di potenza da fuori area. Primo gol nel massimo campionato per Wszolek, servito giusto per abbassare il passivo. Peccato per questo finale di stagione che sta portando risultati molto pesanti. Alla fine, quella di Mihajlovic non è stata una gestione così diversa da quella di Delio Rossi: anche il romagnolo l'anno scorso diede una botta di entusiasmo iniziale, per poi calare alla distanza. Ma alla società va bene così e si è già capito che anche l'anno prossimo l'obiettivo non sarà diverso dalla salvezza. Ed è il motivo per cui, l'ambizioso Mihajlovic, che vorrebbe una rosa più competitiva, potrebbe salutare la compagnia, dopo la trasferta di Udine di sabato prossimo.   

Nelle foto, tratte dal sito de Il Secolo XIX, la Gradinata Sud ricorda Boskov; tre immagini della signora Jelena, moglie di Boskov e ospitata a Marassi (nella prima si vede anche la figlia Aleksandra); uno striscione per Ciro, il tifoso napoletano in gravi condizioni dopo gli scontri nella finale di Coppa Italia; un curioso fuoriprogramma prima del match: una sostenitrice doriana entra in campo in costume e poi viene portata via da uno steward (in realtà pare che lo spogliarello rientrasse nel lancio della campagna abbonamenti per l'anno prossimo); il colpo di testa di Fernandez: Fiorillo salverà con l'aiuto della traversa, ma in tap-in arriverà la rete di Zapata; l'autogol di Mustafi: il difensore tedesco non festeggia nel migliore dei modi la chiamata tra i 30 convocati di Löw; un contrasto tra Soriano e Inler.   

domenica 4 maggio 2014

36ª giornata / PARMA-SAMPDORIA 2-0

 
 
 
 
Parma (stadio Ennio Tardini), 4 maggio 2014   
PARMA-SAMPDORIA 2-0
8' pt Cassano; 45' st Schelotto.

PARMA (4-3-3): Bajza; Cassani, Paletta, Lucarelli, Molinaro; Acquah, Marchionni (29' st Gargano), Parolo; Biabiany, Amauri (1' st Schelotto), Cassano (36' st Palladino). In panchina: Pavarini, Mirante, Galloppa, Cerri, Gobbi, F. Jankovic, Munari, J. Mauri, Rossini. Allenatore: Donadoni.
SAMPDORIA (4-2-3-1): Fiorillo; De Silvestri, Fornasier, Gastaldello, Regini; Palombo, Krsticic (34' st Maxi Lopez); Gabbiadini, Eder (21' st Sestu), Soriano (28' pt Sansone); Okaka. In panchina: Da Costa, Falcone, Costa, Salamon, Renan, Rodriguez, Berardi, Bjarnason, Lombardo. Allenatore: Mihajlovic.

ARBITRO: Giacomelli di Trieste.

NOTE: ammoniti Molinaro, Paletta, Okaka e Schelotto; recupero: 3' pt, 3' st; prima della partita è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare Vujadin Boskov, scomparso lo scorso 27 aprile.

DIVISE: Parma in maglia bianca, pantaloncini neri, calzettoni neri; Sampdoria in maglia blu, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi.

I risultati:
domenica 4 maggio, ore 15: Catania-Roma 4-1, Chievo-Torino 0-1, Genoa-Bologna 0-0, Parma-Sampdoria 2-0, Udinese-Livorno 5-3; ore 20.45: Milan-Inter 1-0; lunedì 5 maggio, ore 19: Lazio-Verona 3-3; ore 21: Juventus-Atalanta 1-0; lunedì 6 maggio, ore 19: Fiorentina-Sassuolo 3-4; ore 21: Napoli-Cagliari 3-0.

La classifica:
Juventus 96; Roma 85; Napoli 72; Fiorentina 61; Inter 57; Torino 55; Parma e Milan 54; Lazio e Verona 53; Atalanta 47; Sampdoria 44; Udinese 42; Genoa 41; Cagliari 39; Sassuolo 31; Chievo 30; Bologna 29; Catania 26; Livorno 25.

Juventus matematicamente Campione d'Italia. 
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IL COMMENTO. Una Sampdoria ormai scarica mentalmente non riesce a pungere un Parma in piena corsa per l’Europa. Le reti di Cassano in apertura (su un contropiede propiziato da Biabiany in un’azione partita su un corner doriano!) e di Schelotto in chiusura regolano la Sampdoria di Mihajlovic, che dalla sconfitta con la Lazio in poi ha staccato le pile. Il tecnico serbo, forse l’unico davvero interessato ai tre punti e determinato a ricordare Boskov con una vittoria ha provato a strigliare i suoi sostituendo un impalpabile Soriano già al 28’ del primo tempo, ma non c’è stata proprio storia. L’unico brivido offerto alla porta di Bajza è stato un palo centrato da Gabbiadini su punizione, nel primo tempo. Per il resto, tanti sbadigli e poco spettacolo. L’unico spettacolo è offerto dagli spalti, dove le tifoserie hanno rinnovato lo storico gemellaggio e offerto un grande esempio di fair-play, proprio all’indomani dei grotteschi fatti di Roma, nella finale di Coppa Italia. A dimostrazione che un altro calcio è possibile.

Nelle foto, tratte dal sito de Il Secolo XIX, il minuto di silenzio per Vujadin Boskov; il ricordo dei tifosi per il tecnico scomparso; il gol di Cassano in apertura di gara; Amauri contrastato da Fornasier; Gastaldello corpo a corpo con Biabiany. 

lunedì 28 aprile 2014

Vujadin Boskov, 1931-2014

Niente lacrime di coccodrillo. L’affetto dimostrato ininterrottamente da ieri sera nei confronti di Vujadin Boskov dai media e dai tifosi di tutta Italia, è sincero e non di circostanza, e lo possiamo affermare con certezza. Non potrebbe essere altrimenti. Troppo dolci sono i ricordi lasciati da quest’uomo gentile e allegro, che aveva conquistato le simpatie di tutto lo Stivale con le sue lezioni di filosofia calcistica, pronunciate con un italiano non impeccabile.

Gli appassionati di calcio ripensano ancora oggi con nostalgia alle immagini di quella rivoluzionaria Sampdoria da lui disegnata a sua immagine e somiglianza: disponibile coi media e coi tifosi, sempre pronta a fare festa, attiva nel campo della solidarietà, spensierata e lontana dalle polemiche. Qualità che raramente fanno rima con vittoria. E invece, quel gruppo di “matti” portò a casa trofei su trofei e si abituò a giocare costantemente in Europa. Una novità per il popolo doriano, fino a pochi anni prima abituato a lottare per la salvezza e all’improvviso catapultato dentro un sogno.

L’era della “Sampdoro” di Paolo Mantovani combacia perfettamente con la gestione del tecnico serbo. Un uomo che aveva il Doria nel destino, visto che si era fugacemente vestito di blucerchiato anche da giocatore, nella lontana stagione 1961-62. Ma è ovviamente nei panni da allenatore che Boskov, innamorato di Genova e della Samp, è divenuto un’icona del club. Lo “zio Vuja”, con la sua squadra giovane e ribelle, sfidò le grandi compagini portando la Samp – a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il nostro era davvero il campionato più bello del mondo -  laddove non aveva mai osato spingersi. Cioè, al successo della Coppa delle Coppe del ‘90, vinta a Göteborg contro l’Anderlecht (2-0 ai supplementari, doppietta di Vialli) e a quello dello scudetto del ‘91, l’unico nella bacheca doriana e il solo portato nella città di Genova nel dopoguerra. Era la Sampdoria di Vialli e Mancini, ma anche di Pellegrini, Mannini, Cerezo, Vierchowod, Pari, Lombardo. Un gruppo affiatato che concordò un patto: «Nessuno di noi se ne andrà di qui fino a quando non faremo nostro il titolo». Quei calciatori riuscirono a mantenere la promessa anche grazie alla sapiente guida del loro maestro, che alle battute spensierate accompagnava una preparazione minuziosa e una conoscenza tattica affinata nel corso delle precedenti esperienze europee.

Prima di venire in Italia, infatti, aveva già allenato in Svizzera (lo Young Boys), nella sua Jugoslavia (il Vojvodina e persino la nazionale), in Olanda (Den Haag e Feyenoord) e in Spagna (Saragozza, Real Madrid, Sporting Gijón). Al Den Haag vinse la Coppa d’Olanda; al Real Madrid un campionato e due Coppe del Re. Esaurita l’avventura iberica, ecco la trionfante stagione all’Ascoli (nel calcio di quegli anni era possibile vedere un allenatore passare in un paio d’anni dal Bernabeu al Del Duca). La vittoria del campionato cadetto con i bianconeri fece da preludio allo sbarco a Genova, dove lo attendevano la parte migliore della sua carriera (oltre allo scudetto e alla Coppa delle Coppe, fece sue anche due Coppe Italia e una Supercoppa) e la consacrazione tra i migliori allenatori in circolazione.

Allo “zio Vuja” è mancata solo una ciliegina. La vittoria della Coppa dei Campioni, maledettamente sfuggita all’ultimo atto in due occasioni. Nel 1981, quando allenava il Real Madrid, perse la finale contro il grande Liverpool di Bob Paisley: fu un gol di Alan Kennedy a pochi minuti dal 90’ a fissare il punteggio sull’1-0 e a spezzare i sogni di gloria. Nel 1992, negli ultimi echi dell’avventura doriana, il treno ripassò e Boskov ebbe un’altra occasione, ma sfortunatamente l’esito fu uguale dovette incassare un altro 0-1, questa volta maturato ai tempi supplementari. Una sassata di Koeman su punizione freddò Pagliuca e consegnò la coppa al Barcellona di Johann Cruijff. I catalani avevano già dato alla Samp e a Boskov un altro dispiacere: la finale di Coppa delle Coppe del 1989, a Berna, nella quale i blaugrana trionfarono per 2-0. Ma se quella sconfitta fu riscattata con la conquista del trofeo l’anno successivo, quella di Wembley rimarrà sempre la partita più amara della storia del club. Non ci furono possibilità di rivincita. Quello di Koeman non fu solo il gol che decise la finale: fu anche la rete che chiuse un’epoca. Paradossalmente, il calcio-allegria della Sampdoria, terminò con le lacrime di una sconfitta dolorosa.

Il ciclo era finito. Vialli andrà alla Juventus, Boskov si accaserà alla Roma. L’esperienza romana non fu esaltante e durò un solo anno. Ci fu comunque il tempo per lanciare un giovanissimo Francesco Totti, altro motivo di vanto del tecnico di Novi Sad. Lasciata la capitale, seguirono nuovi scali, con fortune alterne: Napoli, gli svizzeri del Servette, un’altra parentesi blucerchiata (nel 1997-98, in sostituzione dell’argentino Menotti), Perugia. Di coppe non ne giungeranno più, ma in compenso arriverà una seconda chiamata dalla nazionale slava – già allenata nei primi anni Settanta – con cui prenderà parte a Euro 2000. Sarà l’ultimo torneo a cui la Jugoslavia, ormai di fatto diventata Serbia-Montenegro, prenderà parte con tale nome.

(articolo per il blog del Guerin Sportivo)

domenica 27 aprile 2014

35ª giornata / SAMPDORIA-CHIEVO 2-1

 
 

Genova (stadio Luigi Ferraris), 27 aprile 2014   
SAMPDORIA-CHIEVO 2-1
21' st rig. Théréau, 38' st Eder, 48' st Soriano.

SAMPDORIA (4-2-3-1): Fiorillo; De Silvestri, Mustafi, Gastaldello, Regini; Palombo (24' st Fornasier), Krsticic (34' st Renan); Eder, Sansone (19' st Gabbiadini), Soriano; Okaka. In panchina: Da Costa, Falcone, Costa, Salamon, Rodriguez, Maxi López, Berardi, Wszolek, Bjarnason, Sestu. Allenatore: Mihajlovic. 
CHIEVO (4-3-1-2): Agazzi; Sardo, Dainelli, Cesar, Frey (46' st Bernardini); Radovanovic, L. Rigoni, Guarente (36' st Stoian); Hetemaj; Théréau, Obinna (22' st Lazarevic). In panchina: Puggioni, Squizzi, Claiton, Canini, Kupisz, Bentivoglio, Calello, Paredes, Pellissier. Allenatore: Corini.

ARBITRO: Orsato di Schio.

NOTE: espulso al 20' st Mustafi per gioco scorretto; ammoniti Guarente, De Silvestri, L. Rigoni, Cesar, Hetemaj e Frey; recupero: 1' pt, 5' st.

DIVISE: Sampdoria in maglia blu, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi; Chievo in maglia gialla, pantaloncini gialli , calzettoni gialli.

I risultati:
venerdì 25 aprile, ore 20.45: Roma-Milan 2-0; sabato 26 aprile, ore 18: Bologna-Fiorentina 0-3; ore 20.45: Inter-Napoli 0-0; domenica 27 aprile, ore 12.30: Verona-Catania 4-0; ore 15: Cagliari-Parma 1-0, Livorno-Lazio 0-2, Sampdoria-Chievo 2-1, Torino-Udinese 2-0; ore 20.45: Atalanta-Genoa 1-1; lunedì 28 aprile, ore 20.45: Sassuolo-Juventus 1-3 (giocata a Reggio Emilia).

La classifica:
Juventus 93; Roma 85; Napoli 69; Fiorentina 61; Inter 57; Torino, Lazio e Verona 52; Parma e Milan 51; Atalanta 47; Sampdoria 44; Genoa 40; Cagliari e Udinese 39; Chievo 30; Bologna e Sassuolo 28; Livorno 25; Catania 23.
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IL COMMENTO. Dopo tre sconfitte consecutive, la Sampdoria si rialza e batte il Chievo dell'ex Corini, rimontando nei minuti finali lo svantaggio maturato col rigore di Thereau. Rigore che aveva ridotto la Samp in dieci uomini: la trattenuta di Mustafi ai pantaloncini di Obinna è costato giustamente il cartellino rosso al tedesco. Dopo lo 0-1 pareva ormai certo il quarto k.o. di fila, anche perché i veneti stanno ancora lottando per la salvezza e non c'è paragone tra le motivazioni delle due compagini in questo finale di campionato. E invece, un finale orgoglioso ha fatto sì che fosse proprio l'undici di Mihajlovic (la cui permanenza sulla panchina doriana è ancora tutta da verificare. Sinisa ha già fatto intendere che resterà solo in caso di squadra competitiva) a uscire coi tre punti. Prima, un guizzo di Eder è valso l'1-1 e il decimo centro in campionato per il brasiliano, per la prima volta in doppia cifra in Serie A. E poi, il sorpasso operato con una conclusione vincente di Soriano, bravo a sfruttare un'incertezza di Hetemaj. La Samp è a 44 punti, due in più dell'anno scorso a fine campionato. Ma la domenica passa da felice a triste nel giro di poche ore. Nel tardo pomeriggio, arriva la notizia della morte di Vujadin Boskov, spentosi dopo una lunga malattia, a 82 anni. La vittoria col Chievo passa in secondo piano. Il popolo sampdoriano preferisce ovviamente omaggiare il suo vecchio tecnico, condottiero di un ciclo che non tornerà più, e soprattutto, in un calcio che non tornerà più.

Nelle foto, tratte dal sito de Il Secolo XIX, Guarente prova a opporsi a una rovesciata di Sansone; un tentativo di Eder; Krsticic e Obinna in lotta per il pallone; il rigore che porta in vantaggio il Chievo; la rete di Soriano; la festa finale della Samp.

sabato 19 aprile 2014

34ª giornata / CATANIA-SAMPDORIA 2-1

 
Catania (stadio Angelo Massimino), 19 aprile 2014   
CATANIA-SAMPDORIA 2-1
45' pt Leto; 16' st Okaka, 18' st Bergessio.

CATANIA (4-2-3-1): Frison; Peruzzi (28'st Legrottaglie), Spolli, Gyömbér, Monzon; Izco, Lodi; Leto (13' st Castro), Barrientos (37' st Fedato), Plasil; Bergessio. In panchina: Ficara, P. Alvarez, Boateng, Keko, Cabalceta, Petkovic, Capuano, Biraghi. Allenatore: Pellegrino.
SAMPDORIA (4-3-3): Fiorillo; Fornasier, Mustafi, Regini, Costa; Bjarnason (31' st Maxi Lopez), Salamon (21' st Krsticic), Renan; Wszolek (43' st Rodriguez), Okaka, Sansone. In panchina: Da Costa, Falcone, De Silvestri, Lombardo, Dejori, Oneto, Fenati, Corsini. Allenatore: Mihajlovic.

ARBITRO: Tommasi di Bassano del Grappa.

NOTE: ammoniti Bergessio, Spolli, Mustafi e Costa; recupero: 0' pt, 3' st.

DIVISE: Catania in maglia a strisce rossoazzurre, pantaloncini azzurri, calzettoni neri; Sampdoria in maglia bianca, pantaloncini bianchi, calzettoni bianchi.

I risultati:
sabato 19 aprile, ore 15: Atalanta-Verona 1-2, Catania-Sampdoria 2-1, Chievo-Sassuolo 0-1, Genoa-Cagliari 1-2, Lazio-Torino 3-3, Milan-Livorno 3-0, Parma-Inter 0-2, Udinese-Napoli 1-1; ore 18: Juventus-Bologna 1-0; ore 20.45: Fiorentina-Roma 0-1.

La classifica:
Juventus 90; Roma 82; Napoli 68; Fiorentina 58; Inter 56; Milan e Parma 51; Torino, Lazio e Verona 49; Atalanta 46; Sampdoria 41; Genoa e Udinese 39; Cagliari 36; Chievo 30; Bologna e Sassuolo 28; Livorno 25; Catania 23.
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IL COMMENTO. Una Samp senza motivazioni e infarcita di seconde linee cade a Catania al cospetto di una squadra che non vinceva dal 16 febbraio. Tutto sommato, era prevedibile la sconfitta: i ragazzi di Mihajlovic, tornato a sedersi in panchina dopo due domeniche di squalifica, hanno ormai tirato i remi in barca (quella del Massimino è la terza sconfitta consecutiva), quelli di Pellegrino si giocavano le ultime speranze per agguantare la salvezza. I siciliani passano allo scadere del primo tempo con un bel gol di Leto, che trafigge Fiorillo con una rovesciata. Nella ripresa, la Samp prova a scuotersi e trova il pareggio con Okaka. È un altro gol di bella fattura: il numero 9 doriano va in progressione e dribbla Peruzzi mandando la palla alla sua sinistra e scappandogli alla sua destra, ricongiungendosi poi con la sfera una volta superato l'ostacolo e andando a trafiggere Frison con un bolide. Ma la gioia dura pochi istanti, perché dopo due minuti è Bergessio a presentarsi a tu per tu con Fiorillo (schierato come capitano. Gli era già successo in Coppa Italia), grazie a un gran lancio di Lodi. L'argentino segna il 2-1 che permette al Catania di sperare ancora in una miracolosa salvezza. Con una formazione rimaneggiata (un po' per squalifiche e infortuni, un po' per volontà dell'allenatore), arriva una sconfitta che ha dato a Mihajlovic qualche segnale per il futuro. Bene Fiorillo, autore di una bella parata per tempo. Meno brillanti Wszolek e Salamon, quest'ultimo alla prima da titolare in Serie A. Pasqua amara ma non troppo. La classifica è tranquilla, e il Genoa ha perso in casa. D'altronde, l'ultimo obiettivo della stagione è ormai quello di finire davanti ai rivali cittadini.

Nelle foto, tratte dal sito de Il Secolo XIX, un "volo" di Leto, autore dell'1-0 con una bellissima rovesciata; Lodi inseguito da Bjarnason; un duello tra Mustafi e Bergessio; il gol di Okaka per l'l-1; il definitivo 2-1 di Bergessio.